8 Marzo 2023
13:00

Cosa sono le curve di crescita e i percentili per monitorare lo sviluppo del bambino

Periodicamente il pediatra effettua un bilancio di salute del bambino, utilizzando le curve di crescita, dei grafici che raffigurano l’incremento nel tempo di peso, altezza e, nel caso di un neonato, circonferenza cranica del piccolo paziente. Se i valori sono compresi fra il 3° e il 97° percentile, lo sviluppo del bimbo è ritenuto nella norma.

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Cosa sono le curve di crescita e i percentili per monitorare lo sviluppo del bambino
Curve di crescita

Le curve di crescita sono delle rappresentazioni grafiche che fotografano l’andamento dello sviluppo del bambino, mentre i percentili sono le unità di misura che permettono di monitorare la crescita.

A valutare la crescita del piccolo è sempre il pediatra, che periodicamente effettua un bilancio della salute utilizzando degli strumenti di riferimento riconosciuti a livello internazionale: le curve di crescita, appunto, e i percentili.

Di fatto, il medico annota la lunghezza/altezza, il peso e, nel caso di neonati e lattanti, anche la circonferenza cranica del piccolo paziente, confrontandoli con gli standard di riferimento dettati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Se  la crescita è regolare con valori  compresi tra il 3° e il 97° percentile, lo sviluppo è considerato nella norma.

Gli  standard che sono utilizzati sono stati elaborati nel 2006, quando per la prima volta l’Oms ha fornito un unico modello ideale di crescita e di velocità di crescita dalla nascita, valido a livello mondiale.

Prima di allora, le curve di crescita di riferimento utilizzate dai medici erano quelle prodotte negli anni Settanta dagli scienziati del National Centre for Health Statistics (NCHS) sulla base dell’osservazione di gruppi di bambini, in un momento e in un luogo precisi. A differenza delle curve di crescita dettate dall’OMS, quelle dell’NCHS non consideravano l’influenza dell’ambiente circostante sulla crescita dei piccoli.

Cosa sono i percentili di crescita e come vengono calcolati

I percentili di crescita (o centili) sono delle unità di misura utilizzate dal pediatra per monitorare la crescita del bambino.

In pratica, durante un periodico bilancio della salute del piccolo, il medico rileva, in relazione all’età, i dati auxologici (dal greco auxàno, “aumentare”) del bambino, cioè il peso, la lunghezza/altezza e, nel caso di un neonato o lattante, la circonferenza cranica, e li inserisce nei grafici dei percentili.

Aggiornando le informazioni cliniche ad ogni visita pediatrica in relazione ai parametri di riferimento, il pediatra otterrà una serie di punti in successione sul grafico: unendoli, si formerà la curva di crescita del bambino.

Nel periodico bilancio della salute il pediatra verifica peso, altezza e circonferenza cranica del bambino

La perfetta normalità per un bambino è crescere al 50° centile. Oltre al percentile però è importante monitorare anche la curva di crescita. Se la curva di crescita del giovane paziente ha un andamento parallelo rispetto a quelle standard del grafico, significa che lo sviluppo del piccolo è regolare e costante.

Per esempio, se nostro figlio si mantiene nel tempo intorno al 50° percentile di altezza, è nella norma. Al contrario, se alla visita seguente dal 50° percentile è sceso  al 25°, il medico potrebbe consigliare ai genitori controlli della crescita più ravvicinati o  eseguire una serie di accertamenti per verificare l’ipotesi di una patologia.

Un secondo sistema per calcolare i percentili di crescita è quello automatizzato: una volta registrati i dati auxologici del piccolo, il pediatra, anziché intersecare l’età del bambino con le misure di peso e altezza, utilizza un software che esegue il calcolo meccanicamente.

Qualunque sia la modalità utilizzata dal medico per verificare la crescita del giovane paziente, manuale o automatizzata, il risultato non cambia.

Quando la crescita è nella norma?

La crescita di un bambino è ritenuta normale quando la crescita segue la curva e  i valori sono compresi in un range che varia dal 3° al 97° percentile. Il campanello d’allarme suona nel momento in cui la curva di crescita del piccolo registra un andamento anomalo o irregolare, impennandosi sopra il 97° percentile o inabissandosi sotto il 3° percentile.

Un risultato fuori norma non significa automaticamente che il bambino non sia in salute

Niente panico! Se il piccolo sfora dal range di riferimento dei percentili, non significa per forza che sia affetto da una patologia. Su altezza e peso, infatti, incidono vari elementi, in primis il fattore genetico: se i genitori sono più bassi rispetto alla media, la piccola statura del bambino potrebbe essere inferiore per questo motivo.

Piuttosto, il medico tende ad allarmarsi di fronte a un repentino cambio di rotta della curva di crescita. Quando durante una visita di controllo il pediatra s’accorge che le curve non sono più parallele e si verifica un discostamento dai trend delle misurazioni dei precedenti controlli, il medico può programmare degli esami.

Dovrebbe mantenersi, inoltre, un’armonia fra lunghezza/altezza e peso. Un’evidente sproporzione fra i percentili potrebbe celare un problema di salute, come  un iniziale sovrappeso o obesità o al contrario una iniziale malnutrizione.

Come calcolare i percentili di crescita: esempi

I percentili di riferimento sono stati elaborati a partire dagli anni Settanta, quando sono state raccolte le informazioni auxologiche (altezza, peso e circonferenza cranica) di varie popolazioni pediatriche. I dati ottenuti sono stati raggruppati per età e divisi in 100 sottogruppi, che oggi rappresentano i 100 percentili di crescita.

Un esempio concreto ci aiuterà a capire più chiaramente come calcolare i percentili di crescita del nostro piccolo.

Durante la visita pediatrica di routine, il medico effettua il bilancio della salute del piccolo Luca, che oggi spegnerà la sua prima candelina. Nel giorno del suo compleanno, Luca pesa 10,3 kg e, misurandosi raggiunge con orgoglio i 75,5 cm di lunghezza.

A quel punto, il pediatra segna i dati auxologici del piccolo Luca all’interno della tabella dei percentili, confrontando la curva di crescita del bambino con i parametri standard di riferimento. Il pediatra tranquillizza la mamma: Luca gode di ottima salute, essendo al 50° percentile di lunghezza e al 50° percentile di peso.

Diverso è il caso clinico di Alice, una coetanea di Luca. La piccola, nata a termine con peso e lunghezza adeguati,  ad  un anno di età è più piccola delle sue coetanee e la sua velocità di crescita è progressivamente diminuita nei mesi. Allora, il pediatra consiglia ai genitori di procedere con ulteriori accertamenti.

Immagine

Le curve di crescita sono uguali sia per i maschi che per le femmine?

Le curve di crescita non sono uguali sia per i maschi che per le femmine. Anzi, variano in base al genere.

Nonostante Luca e Alice siano coetanei, per lui il 50° percentile è raggiunto con 75,5 cm di lunghezza, per lei con 74 cm di lunghezza.

Cosa succede se un bambino è fuori dalla sua curva

Se il bambino presenta valori di lunghezza, peso e, nel caso di  neonati e lattanti, di circonferenza cranica al di sopra del 97° percentile, al di sotto del 3° percentile, oppure al limite dei parametri di riferimento, non significa per forza che abbia dei problemi di crescita o che sia affetto da una patologia. Esistono molteplici fattori che influenzano lo sviluppo del bambino, tra cui:

  • Familiarità
  • Alimentazione
  • Attività fisica
  • Infezioni ricorrenti

Di anno in anno il piccolo di casa si diverte a misurare la sua altezza, segnando ogni centimetro in più con la matita sul muro della cameretta. Può accadere che quando torna da scuola, si lamenti perché è «troppo alto» oppure «troppo basso» rispetto ai suoi compagni di classe. Eppure, nel più dei casi  il bambino rientra perfettamente nei valori di crescita standard dettati dall’Oms, o li sfora appena.

La genetica è il fattore che più incide sulla statura del bambino in età adulta

La genetica è la componente che incide di più su quella che sarà l’altezza del paziente in età adulta. Per questo motivo, il pediatra calcola anche la statura bersaglio del bambino, cioè l'altezza che teoricamente un bambino dovrebbe raggiungere da adulto, per prevedere il potenziale genetico di crescita di un bambino.

La statura bersaglio è il risultato di una formula matematica che ha per coefficienti l’altezza della mamma e del papà:

  • Nel caso di un maschio: [(statura padre in cm + statura madre in cm)/2] + 6,5 cm
  • Nel caso di una femmina: [(statura padre in cm + statura madre in cm)/2] – 6,5 cm

Il calcolo della statura bersaglio non è fine a se stesso: se rapportato all’andamento della curva di crescita nel tempo, aiuta a interpretare il trend di crescita del paziente.

A insospettire il medico sono le deflessioni ponderali, che possono celare patologie acute, e le deflessioni staturali, di norma segnali di patologie croniche. Da tenere sott’occhio sono pure eventuali aumenti di peso, un fenomeno comune al giorno d’oggi per la diffusa tendenza all’obesità fin dall’età prescolare.

Da monitorare con attenzione è la rapida crescita della circonferenza cranica nei primi mesi di vita: la velocità eccessiva di crescita della nuca potrebbe essere indizio di un'alterazione dello sviluppo cerebrale.

Le curve di crescita dell'Oms e di Cacciari

Nel nostro Paese i pediatri si affidano, nella valutazione staturale e ponderale dei piccoli pazienti, alle curve di crescita dettate nel 2006 dall'Oms, di portata globale, e agli indicatori di Emanuele Cacciari, creati su un campione di minori italiani e validi fino ai 20 anni di età.

Standard di crescita dell'Oms

Nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato gli standard di crescita che ad oggi rappresentano l’unico modello ideale di crescita valido a livello internazionale. Le linee guida dettate dall’OMS hanno segnato una svolta nella medicina pediatrica, suggerendo come i bambini dovrebbero e potrebbero crescere se fossero eliminati i fattori negativi che rischiano di interferire con il naturale ritmo di crescita del piccolo.

Per realizzare le curve di crescita, l’OMS ha preso a campione 8.500 bambini di etnie diverse, cresciuti in salute e in un contesto socioeconomico agiato. Raccogliendo i dati, è stato elaborato il modello ideale di crescita.

Standard di crescita di Cacciari

Nei primi anni Duemila il medico e docente universitario Emanuele Cacciari creò, insieme ai colleghi Milani e Balsamo, degli standard di crescita con una validità esclusivamente nazionale.

I centili di Cacciari, infatti, sono stati elaborati studiando un campione di circa 70.000 bambini e adolescenti italiani frequentanti le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie, tra il 1994 e il 2004. Fino ad allora in Italia i pediatri prendevano ad esempio i dati dei giovani pazienti inglesi.

Ancora oggi, a partire dai 2 anni del bambino, il pediatra confronta le curve della crescita dell’OMS, valide a livello globale, con quelle elaborate da Cacciari, che hanno una validità esclusivamente nazionale e che inquadrano la salute del bambino in termini di indice della massa corporea (BMI), oltre che di peso e statura. A differenza di quelle standard, le curve della crescita di Cacciari sono utilizzate dal pediatra nell’arco di tutta l’adolescenza del giovane paziente, fino ai 20 anni di età.

Come accettare i risultati "fuori media"

Il genitore potrebbe accettare con difficoltà i risultati “fuori norma” del figlio se non sono in linea con quelli dei coetanei e non coincidono con i parametri dettati dall’OMS. Ecco che in questo passaggio si rivela fondamentale l’intermediazione del pediatra, che ha il compito di spiegare ai genitori che il ritmo di crescita del bambino, se regolare e costante, segue semplicemente il suo sviluppo personale ed è da interpretare in relazione al patrimonio ereditario della famiglia e allo stato generale di salute del piccolo.

Se il medico, invece, si limita a comunicare che Alice ha una statura inferiore agli altri bambini, senza contestualizzare l’informazione clinica, rischia di generare un’ansia immotivata nei genitori, che potrebbero richiedere diversi consulti medici alla ricerca di interventi terapeutici inutili per la salute del figlio.

Gli aggettivi "alto", "basso", "magro" non hanno valore medico-scientifico

È utile pure ricordare agli adulti che gli aggettivi «alto» e «basso», anche se a volte sono utilizzati a sproposito per schernire una persona che non rispetta i canoni di altezza imposti dalla società, non hanno in realtà valore medico. Così come, non ha validità scientifica il termine «magro», che se nella prima e nella seconda infanzia assume per i familiari un significato negativo, in età adolescenziale tende erroneamente a diventare un sinonimo di bellezza.

È lo specialista che, qualora lo ritenga opportuno, prescrive esami di approfondimento, valutazioni specialistiche e trattamenti terapeutici, valutando il quadro d’insieme della salute del piccolo.

"La massima accelerazione di crescita  si riscontra in pubertà  e viene definita "spurt puberale". La pubertà di solito  inizia prima nella femmina (intorno ai 10-14 anni) rispetto al maschio intorno ai  i 12-16 anni) e consiste in un guadagno di circa 20 centimetri nella femmina e 25 centimetri nel maschio (si parla di "scatto puberale")"

Le informazioni fornite su www.wamily.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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Rachele Turina
Redattrice
Nata a Mantova, sono laureata in Lettere e specializzata in Filologia. Antichità e scrittura sono le mie passioni, che ho conciliato a Roma, dove ho seguito un Master in Giornalismo concedendomi passeggiate fra i resti romani (e abbondanti carbonare). Il lavoro mi ha riportato nella Terra della Polenta, dove ho lavorato nella cronaca e nella comunicazione politica. Dall’alto del mio metro e 60, oggi scrivo di famiglie, con l’obiettivo di fotografare la realtà, sdoganare i tabù e rendere comodo quel che è ancora scomodo. Impazzisco per il sushi, il numero sette e le persone vere.
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