15 Luglio 2023
12:30

Cos’è la Regola del “Qui non si tocca” e perché è fondamentale insegnarla ai bambini fin da piccoli

È importante spiegare ai piccoli fin dalla più tenera età la Regola del “Qui non si tocca”, utile per prevenire e contrastare il fenomeno degli abusi e della violenza sessuale sui minori. Ecco dei consigli su come insegnarla ai bambini.

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Cos’è la Regola del “Qui non si tocca” e perché è fondamentale insegnarla ai bambini fin da piccoli
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«Qui non si tocca» è la regola confezionata per contrastare gli abusi sessuali sui minori. Ideata dal Consiglio d’Europa, aiuta i genitori a spiegare ai figli dove non lasciarsi toccare, come reagire a chi si avvicina senza buone intenzioni e dove trovare supporto.

L’abuso su minori continua a essere una piaga silenziosa e insidiosa della nostra società. Nel 2021 in Italia il numero di reati connessi alla violenza sessuale ha superato quota 1.300. Instaurare con i piccoli un dialogo alla loro portata su una questione spinosa come quella della molestia e del tocco non richiesto è il primo passo per prevenire e combattere il fenomeno.

Cos’è la Regola del “Qui non si tocca”

No, «qui non si tocca» non è l’avvertimento del genitore, nonno o babysitter a non toccare gli oggetti fragili o pericolosi in casa. È un’ammonizione con un significato più complicato, scomodo, disagiante, faticoso da digerire, che, tuttavia, è importante spiegare ai più piccoli già nei primi anni di vita perché un abuso può avvenire a qualsiasi età, sia su maschi che su femmine.

L’ha inventata il Consiglio d’Europa, che spiega la Regola del Qui non si tocca come:

«È semplice: un bambino non deve lasciarsi toccare le parti del corpo che sono generalmente coperte dalla biancheria intima. E non deve toccare gli altri in quelle parti. La Regola aiuta inoltre a spiegare al bambino che il suo corpo gli appartiene, che ci sono segreti buoni e segreti cattivi, e modi di toccare buoni e modi di toccare cattivi».

Nasce come metodo per contrastare il fenomeno dell’abuso (nelle sue varie forme) e della violenza sessuale su minori, che è più diffuso e presente di quanto si possa immaginare. Come riporta il Ministero dell’Interno, infatti, in Italia solo nel 2021 sono stati 1.332 i casi legati alla violenza sessuale, di cui le bambine e le adolescenti sono l’88% delle vittime.

Come insegnarla ai bambini

È utile spiegare a figli, nipoti e giovani studenti la Regola d’oro che punta a difendere lo spazio personale da “invasioni” esterne e a evitare abusi di qualsiasi tipo. Ecco dei suggerimenti per spiegare la Regola del Qui non si tocca ai più piccoli:

  • Sottolineare che il corpo è nostro. Il corpo è qualcosa di personale, e nessuno ha il diritto di toccarlo senza il nostro permesso. Va spiegato che, in caso di un contatto fisico inappropriato, bisogna dire “No”, immediatamente e con fermezza, bisogna fuggire da situazioni a rischio e bisogna parlarne subito con un adulto fidato.
  • Parlare di sessualità e di “parti intime” apertamente. È bene utilizzare con i piccoli i termini corretti per indicare i genitali e le varie parti del corpo, per aiutarli a comprendere quello che non si deve fare. Devono capire che hanno il diritto di rifiutarsi e che devono continuare a insistere, senza demordere. Gli adulti devono evitare di creare tabù intorno alla sessualità e accertarsi che i bambini sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi.
  • Chiarire la differenza tra un “tocco buono” e un “tocco cattivo”. Spiegare che il palpeggiamento di una parte del corpo è un gesto inappropriato: potrebbe non essere immediato per i piccoli. Sottolineiamo che esiste un limite chiaro e non oltrepassabile, cioè la biancheria intima. Non bisogna permettere che qualcuno guardi o tocchi le nostre parti intime o quelle di qualcun altro. Figure come i genitori, i medici o chi si occupa di loro possono toccare i bambini per specifici motivi (il cambio del pannolino, una visita, eccetera), tuttavia i piccoli sono tenuti a dire “No” se una situazione li mette a disagio.
  • Chiarire la differenza tra un “segreto buono” e un “segreto cattivo”. Il silenzio non va mai bene. Se una situazione li ha messi a disagio o se il ricordo di quel gesto provoca in loro ansia, paura, tristezza, va immediatamente raccontato a un adulto fidato, come il genitore, un insegnante, un poliziotto, un medico.Inventare un breve racconto per trasmettere il messaggio. Per esempio, si potrebbe immaginare la storia di un bimbo che, infastidito da un adulto-mostro che lo importuna, impara a dire di no.
  • Rimarcare il concetto che ad allungare le mani e/o a praticare gesti inopportuni non devono per forza essere degli sconosciuti, anzi, potrebbero essere persone che conosciamo, come effettivamente nel più dei casi accade. Per questo motivo, bisogna fare attenzione ai loro comportamenti, quando ci insospettiscono. Dall’altro lato, è opportuno spiegare che certi adulti possono fare parte del loro circolo di persone fidate che creano una rete di sicurezza per proteggerli, e che esistono figure professionali che possono assisterli in caso di perplessità o paure, come insegnanti, dottori, psicologici scolastici, poliziotti. È bene anche metterli al corrente dell’esistenza di linee telefoniche speciali a cui è possibile chiedere consulenze e aiuto.

Il genitore potrebbe sentirsi a disagio a parlare di abusi e violenza sessuale con il figlio. In realtà, sarà più difficile e imbarazzante per lui, in quanto adulto, che per il piccolo discutere di questi temi.

Come comportarsi in caso di sospetto di abuso

In caso di sospetto di abuso o violenza sessuale, è bene che il genitore non si arrabbi davanti al bambino e che non gli dia la sensazione di aver commesso qualcosa di male. Piuttosto, è meglio chiedergli di raccontargli con calma cosa è accaduto e con chi, senza chiedergli il motivo. È opportuno non dare al piccolo l’impressione di essere turbati o preoccupati: il genitore deve mettere a suo agio il figlio, perché solo se è entrato in confidenza con l’adulto si sbottonerà e rivelerà altre informazioni senza bloccarsi o sentirsi in colpa.

Non bisogna trarre conclusioni affrettate. In caso di una confessione del piccolo, ha senso reagire con pacatezza e rassicurare il bimbo per il suo bene. In un secondo momento, si può contattare uno psicologo, uno specialista in assistenza pediatrica, un assistente sociale, o la polizia.

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Rachele Turina
Redattrice
Nata a Mantova, sono laureata in Lettere e specializzata in Filologia. Antichità e scrittura sono le mie passioni, che ho conciliato a Roma, dove ho seguito un Master in Giornalismo concedendomi passeggiate fra i resti romani (e abbondanti carbonare). Il lavoro mi ha riportato nella Terra della Polenta, dove ho lavorato nella cronaca e nella comunicazione politica. Dall’alto del mio metro e 60, oggi scrivo di famiglie, con l’obiettivo di fotografare la realtà, sdoganare i tabù e rendere comodo quel che è ancora scomodo. Impazzisco per il sushi, il numero sette e le persone vere.
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