episodio 1

Come essere dei buoni tifosi dei nostri figli nello sport

Si sa, lo sport fa bene perché educa i bambini a prendersi cura della propria salute fisica e mentale. Ma noi genitori come possiamo aiutarli? Il nostro ruolo è fondamentale sia da un punto di vista pratico sia da un punto di vista emotivo, e in questo articolo vedremo perché.

Entra nel nuovo canale WhatsApp di Wamily
6 Dicembre 2023
18:00
71 condivisioni
Come essere dei buoni tifosi dei nostri figli nello sport
Immagine
Stai guardando Genitori si impara non perderti altri contenuti di Wamily
Immagine

“Non importa quanto segni, quello che conta è uscire dal campo felice" diceva Kobe Bryant, indimenticabile campione del basket. Ma se abbiamo figli che amano lo sport, come possiamo aiutarli ad uscire dal campo felici?

Lo sport e l'organizzazione familiare

Prima di tutto, quando si parla di sport, potrebbe essere necessaria una nuova organizzazione familiare dato che ci saranno nuove cose da fare e attività da incastrare tra i vari impegni; è, dunque, importantissimo che i bambini che cominciano questa nuova attività si sentano a loro agio nel nuovo contesto.

Di cosa parliamo? Per esempio bisognerà accompagnarli, possibilmente rispettando gli orari (gli allenatori tengono alla puntualità!); inoltre per i primi tempi avranno probabilmente bisogno di indicazioni nella gestione dei compiti scolastici da svolgere prima o dopo gli allenamenti. Dovremo lavare la divisa giusta, aiutarli a preparare i borsoni e a capire cosa è necessario portare.

Spesso l’impegno familiare potrebbe estendersi perfino ai weekend quando in genere si svolgono gare o tornei. Inutile negarlo, sappiamo quanto può essere stancante avere anche il weekend scandito dalle attività dei figli. Ma tutto dipende da come noi organizziamo questo tempo, mettendo sul piatto della bilancia le necessità di tutti, comprese le nostre.

Ma, attenzione, la sfida più impegnativa per noi genitori non si ferma solo all’aspetto organizzativo e pratico. Weinberg e Gould, due studiosi dell’Applied Sport Psychology, sostengono che il benessere psicologico dei figli sia determinato dalle convinzioni e dai comportamenti dei genitori rispetto alle attività sportive da loro svolte. Quali sono questi comportamenti che dobbiamo assumere affinché i nostri figli siano felici di praticare sport? Immaginiamo di dividere l’esperienza sportiva dei nostri figli in tre fasi differenti: allenamento, competizione e rientro a casa. Ogni momento richiederà un comportamento diverso da parte nostra, un tipo di sostegno e di linguaggio diversi.

Gli allenamenti

In cosa consisterà il nostro sostegno in fase di allenamento? Cominciamo dalla cosa più importante: avere fiducia nei nostri figli. Attenzione: se non crederemo in maniera convinta in loro… beh se ne accorgeranno! Ai nostri piccoli investigatori non sfugge niente! Avere fiducia significa sostenere ma senza pretendere troppo.

Il rischio infatti è generare in loro un sentimento di frustrazione se non rispetteranno le nostre aspettative.

Incoraggiamoli invece a provare sempre, a concedersi l’opportunità di poter sbagliare e di imparare dai propri errori. Altro punto importante durante l’allenamento è far arrivare a loro l’idea che lo sport sia prima di tutto un momento di crescita sano e piacevole, nonché una buona occasione per creare legami d’amicizia.

Poi c’è una cosa molto spesso sottovalutata ma che è importantissima: mostrare interesse per lo sport di nostro figlio, anche se ha scelto proprio quello sport che a noi non interessa. Questo perché, se avremo instaurato con lui un rapporto basato su una buona comunicazione, vorrà trovarci preparati. E se proprio quello sport per noi è uno sconosciuto? Ascoltando i loro racconti sicuramente riusciremo a capirne qualcosa in più!

Le gare

Passiamo alla seconda fase: quando arriva il momento della tanto temuta competizione, come ci comporteremo? Facciamo capire loro che una sconfitta non è la fine del mondo. Incoraggiamo i nostri bambini ad adottare un atteggiamento ottimistico e a relativizzare le cattive prestazioni. Questo vale anche per noi genitori: proviamo a smorzare le nostre paure e le nostre alte aspettative sui ragazzi.

Questo punto richiederà un grande lavoro su se stessi ma, si sa, non c’è genitorialità consapevole senza una continua messa in discussione di noi adulti. Ricordate sempre che nessuno vi chiede di essere perfetti, basterà essere sufficienti e già questo farà la differenza.

Un altro elemento importante sarà dare feedback costruttivi al termine delle gare, ossia feedback che si concentrano non sul risultato immediato ma sui progressi raggiunti in funzione dell’obiettivo che nostro figlio si è posto: “Ti sei impegnato tanto, hai fatto molti progressi, stai migliorando etc”.

Inoltre aiutiamoli a gestire le emozioni. Può capitare, ad esempio, che un bambino scenda in campo e si paralizzi per l’emozione o per il peso della prestazione. Toccherà soprattutto a noi non farglielo pesare.

E se il problema dovesse essere fuori dalla nostra portata? Beh allora non dobbiamo avere paura di chiedere aiuto a figure specializzate, magari confrontandoci prima con l’allenatore e poi con psicologi dell’età evolutiva se proprio il problema dovesse diventare invalidante.

L'equilibrio tra sport e casa

Terza fase: e una volta tornati a casa? Anche se stiamo crescendo un piccolo campione attenzione a non concentrarci solo su quello. Perché possa crescere in maniera sana ed equilibrata un bambino avrà bisogno di trovare a casa un clima che favorisca lo sviluppo globale. Sarebbe meglio non parlare solo di temi che riguardino lo sport.

Sosteniamo infine la loro motivazione intrinseca: è lei che spingerà i nostri figli a svolgere una attività sportiva, semplicemente perché la troveranno stimolante e gratificante.

Il piacere di fare sport deve essere il focus della nostra esperienza di genitori di figli sportivi.

Sono un Dottore in Psicologia Clinica. Dopo aver conseguito la laurea presso l'Università Niccolò Cusano di Roma, sto frequentando la Scuola di Psicoterapia Integrata con Orientamento Psicoanalitico a Firenze. Prima ancora ho esplorato la mia passione per le arti, diplomandomi nel 2016 all'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico", per poi approfondire gli studi al Centro di Santa Cristina sotto la guida di Luca Ronconi e al Teatro Argentina di Roma. Il mio impegno in Wamily nasce dalla convinzione di padre che sia essenziale lavorare sulla genitorialità. La perfezione in questo ambito è un mito, mentre studio e informazione possono giocare un ruolo cruciale nel garantire una crescita sana e felice ai nostri bambini, con conseguenze positive per tutta la nostra società.
Sfondo autopromo
Famiglia significa NOI
api url views