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Il rituale per insegnare ai bimbi a sistemare i giocattoli: quando perdere tempo è la migliore forma di educazione

Sistemare i giocattoli dopo averli utilizzati è molto importante per i bambini, insegnare ciò richiede una buona dose di calma, non ha senso urlare o metterci noi genitori a sistemare per loro. Ecco i passaggi da seguire, con il rituale per riordinare i giochi.

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Il rituale per insegnare ai bimbi a sistemare i giocattoli: quando perdere tempo è la migliore forma di educazione
Pedagogista
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Quante volte vi sarà capitato di rimettere a posto i giocattoli dei vostri figli? E quante volte lo avete fatto giustificandovi con un «Se lo faccio io, faccio prima»? Certamente è vero, se lo facciamo noi ci mettiamo meno, ma può valere la pena "perdere" del tempo per farlo fare ai nostri figli?

"Se faccio io, faccio prima"

Molti genitori mi dicono che "… è una battaglia far sistemare i giochi. Preferisco farlo io, perché preferisco non dover alzare la voce". Anche questo è certamente vero. Alle volte, per imporre una regola ci troviamo ad alzare la voce, ma anche qui il motivo non è diverso a mio avviso: alziamo la voce perché non non vogliamo "perdere" tempo, imponendo così la nostra autorità.

La verità è che vale la pena di perdere del tempo per far sistemare i giochi a nostro figlio.

Come al solito creiamo un parallelismo con la vita quotidiana adulta. Sono certo che a qualcuno di voi piaccia cucinare e che tra questi ci sia qualcuno che viene spesso "rimproverato/a" perché quando cucina lascia un gran caos dietro di sé. Per i bambini giocare è un po' come per noi cucinare: prima si pensa a cosa voler fare, poi, qualora non dovesse arrivare l'ispirazione,  si tirano fuori da frigo o dalla dispensa un po' di cibi e si pensa alle possibili combinazioni. Questo perché magari la vista aiuta a farci un'idea. Ecco che si inizia con la preparazione e poi via con il divertimento.

mettere a posto

Quando abbiamo concluso di cucinare, capita di non aver voglia di sistemare e nel vedere la cucina in disordine pensiamo "ecco ci metterò una vita a sistemare tutto". Se avete in mente quella sensazione di sconforto, mischiata a frustrazione e un po' di malavoglia, allora avete ben empatizzato con quello che prova un bambino che non ha voglia di sistemare i giochi.

Vale la pena attendere, piuttosto che fare prima?

Giunti a questo punto sembra normale che si debba perdere tempo quando si ha a che fare con un bambino che non ha voglia di sistemare, ma perché è importante?

Come si può intuire dal parallelismo fatto prima, è importante perché nel nostro caso non ci sarà nessuno a sistemare la cucina al posto nostro e se non lo facciamo noi, chi lo farà? E di certo non potremo non farlo. Abbiamo quindi un obbligo dettato dal fatto che non abbiamo alternative. Come dico spesso ironicamente, "Non avere alternative, a volte è più facile" e in questo caso è davvero così. Ma dal momento che noi adulti sappiamo che il mondo funziona così, perché non insegniamo fin da subito ai nostri figli che nella vita non ci sarà qualcuno che farà ciò che a noi non piace fare?

I bambini non sistemano i giocattoli perché sanno che dopo qualche litigata ci sarà chi lo farà al posto loro

Uno dei motivi, non l'unico, per il quale alcuni bambini non sistemano i giocattoli è perché sanno che con qualche litigata di mezzo, ci sarà qualcuno che alla fine lo farà al posto loro, perché esattamente come non è possibile non sistemare la cucina, non è possibile non sistemare i giocattoli sparsi per casa.

"Perdere tempo"

E ora posso rispondere al perché io abbia usato spesso il concetto di "perdere" tempo. L'ho usato in riferimento al fatto che quando si ha un obiettivo , per esempio far sistemare la stanza a un figlio, siamo abituati all'idea che la soluzione debba essere efficace ed efficiente, quindi risolutiva e rapida. Peccato che in educazione questi siano concetti molto lontani dalla realtà, in educazione bisogna, come diceva Rousseau, perdere tempo:

"La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l'educazione? è non di guadagnare tempo, ma di perderne".

Passo dopo passo nel rituale

Ma dunque come si può nel concreto convincere il bimbo che sistemare i giocattoli che ha utilizzato è importante?

  • Anzitutto è utile "confinare" l'area giochi: è importante che il bambino capisca che non ha a disposizione l'intera casa per giocare, ma che lo spazio gioco è limitato a una stanza, per esempio la sua cameretta. Questo aiuterà anche a gestire il tempo della sistemazione, perché non ci sarà la premura di sistemare la sala o la cucina.
  • Stabilite le regole fin dall'inizio e per farlo potete affidarvi a uno strumento molto utile di cui abbiamo già parlato: l'agenda visiva. Stabilite fin da subito che i giocattoli sono una sua responsabilità e che i giochi, come ogni cosa, dopo l'uso devono essere riposti.
  • Evitate che queste regole siano un verba volant, ma fatelo voi stessi insieme al bambino le prime volte, così che capisca da voi cosa è giusto fare.
  • Una volta che il bambino avrà terminato di giocare, non he senso dirgli "Ricordati di sistemare la camera" , lo sa già benissimo da solo se glielo avete spiegato , ma provate con "Hai bisogno di un aiuto per sistemare la camera o riesci da solo?".
  • Sarà importante che il bambino provi piacere nel farlo. E come? Semplice: basterà che fin dalle prime volte alleniate il suo senso del gusto che gli permetta di decidere se un gioco stia meglio riposto da una parte piuttosto che dall'altra.

Cosa fare se il bambino non rispetta i patti? Nulla, è fisiologico. I bambini non sono soldati addestrati, ma novizi della vita ed è il motivo per cui necessitano di voi. Necessitano di genitori che gli insegnino ad apprezzare l'ordine, ad essere soddisfatti nel aver sistemato tutto secondo proprio gusto.

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Luca Frusciello
Pedagogista
Dopo gli studi superiori, mi laureo in Educazione Professionale. Mentre approfondisco le tematiche pedagogiche in percorsi universitari e formativi extra-universitari, progetto e realizzo interventi educativi finalizzati allo sviluppo globale della persona. Successivamente conseguo il titolo di Pedagogista Clinico® che aggiunge alla mia professionalità le basi scientifiche trasversali per interventi basati su metodi e tecniche proprie della disciplina, finalizzate alla comprensione dei processi che muovono l’individuo senza concentrarsi sui disturbi e le incapacità, ma attivando Potenzialità, Abilità e Disponibilità. Attraverso modalità, metodi e tecniche esclusivamente educative mi rivolgo a persone di ogni età, concentrandomi sulle capacità individuali e sociali. Grazie ad un approccio non curativo né correttivo, si favorisce la persona nel trovare le proprie risorse adattive, agendo interventi educativi specialistici. Visione, questa, che permette di accogliere, analizzare e associare ogni orientamento verso l’evoluzione e il cambiamento.
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