28 Novembre 2023
12:30

L’istinto paterno si allena con il congedo di paternità: ecco come modifica il cervello

Recenti studi mettono in luce l'importanza del congedo di paternità: il tempo trascorso ad accudire i bebè trasformerebbe il cervello dei padri, allenandoli a diventare più accudenti ed efficaci. Allenando, insomma, l'istinto paterno.

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A cura di Sara Polotti
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L’istinto paterno si allena con il congedo di paternità: ecco come modifica il cervello
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Il congedo di paternità cambia gli uomini profondamente, rendendoli più accudenti, empatici, ricettivi… Insomma: rendendoli papà. Se quindi l'istinto materno non esiste – come sottolineano sempre più studi – non esiste nemmeno quello paterno. Ma come le madri possono allenarsi e diventare caregiver per la propria famiglia, lo stesso vale per i papà. Per farlo è però essenziale dare loro gli strumenti necessari, e su tutti il tempo.

Il congedo di paternità serve dunque esattamente e scientificamente a questo: a dare a un papà la possibilità di imparare a fare il papà, anche neurologicamente e inconsciamente. A confermarlo ci pensa ora uno studio: il congedo allena cerebralmente gli uomini rendendoli caregiver migliori e più istintivi.

Se ci pensiamo, è un po' quello che per secoli è stato attribuito alle madri. Semplicemente, però, le madri hanno sempre avuto maggiore possibilità di allenamento cerebrale, restando tradizionalmente a casa con i bebè. Proprio quell'allenamento cerebrale che il congedo di paternità può fornire anche agli uomini.

Cos'è l'allenamento cerebrale?

Contrariamente alla credenza comune, la genitorialità non è così istintiva come si pensava in passato. Decenni di ricerche hanno evidenziato che cervello materno mette in atto diversi cambiamenti adattativi per soddisfare le esigenze del piccolo essere umano di cui si deve prendere cura, scavallando quindi il granitico stereotipo dell'istinto materno. Ora nuove ricerche sul cervello dei papà mostrano cambiamenti simili. Non servono dunque gravidanza e ormoni per essere bravi genitori (come avviene peraltro già nel caso delle adozioni e delle genitorialità non biologiche) e nemmeno i cromosomi XX.

I più recenti studi in questo senso si concentrano sulla neuroplasticità del cervello umano in relazione alla cura dei figli. Lo fa per esempio un articolo pubblicato sulla rivista Harvard Business Review, che sottolinea come secondo la professoressa di psicologia Darby Saxbe dell'University of Southern California il cervello paterno si strutturi proprio con la pratica; e lo fa la ricerca Neural Plasticity in Fathers of Human Infants. Secondo gli studiosi, padri non si nasce, ma si diventa. E per diventarlo, il tempo con il bebè è essenziale: è proprio questo tempo a costruire il cervello paterno.

L'attività cerebrale coinvolta nella cura dei bebè favorisce infatti il legame tra padre e bambino, ma soprattutto porta a cambiamenti neurologici che preparano il cervello alla paternità e alla genitorialità. Studiando i padri nel corso di quattro mesi di cura dei bebè, i ricercatori hanno infatti rilevato un aumento nel volume della materia grigia in diverse regioni neurali coinvolte nella motivazione genitoriale, tra cui l'ipotalamo, l'amigdala e la corteccia prefrontale laterale, mostrando evidenze di plasticità neurale nei cervelli dei padri.

Il tempo – e quindi il congedo di paternità – è ciò che stimola questi cambiamenti neurobiologici. Che a loro volta sono necessari perché i padri acquisiscano gli strumenti di cui hanno bisogno nel lungo termine in qualità di genitori.

Tempo e coinvolgimento

Per i padri, dunque, i cambiamenti cerebrali che preparano il cervello a essere papà iniziano quando percepiscono i segnali provenienti dai loro bambini. Serve però che il tempo trascorso con i bambini sia di qualità e soprattutto coinvolgente. Serve che i padri, in altre parole, siano davvero coinvolti e non solo presenti fisicamente. Serve che accudiscano i bebè. E questo è possibile solo con congedi di paternità decenti e dignitosi.

Secondo la ricerca, infatti, più ore i papà trascorrono da soli con un neonato, maggiori sono i cambiamenti neurali funzionali che consentono ai padri di diventare genitori più efficaci e istintivi.

La notizia è ottima non solo da un punto di vista pratico e teorico, ma anche da quello accademico. La ricerca scientifica si è infatti spesso concentrata sull'istinto materno, sugli ormoni della maternità, sul bonding tra madre e figlio, sulle capacità materne più o meno innate… Uno studio di questo genere, dal canto suo, pone utili basi per le ricerche future e soprattutto per un cambio di mentalità: se è la scienza a dire che le capacità paterne si sviluppano quanto più un padre trascorre tempo con i propri figli – sgravando così le madri dall'ipotesi dell'istinto materno come unico e vero pilastro della vita familiare – allora le cose potrebbero cambiare. Soprattutto dal punto di vista della società e delle leggi a supporto delle famiglie.

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