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6 Aprile 2024
6:00

“Non scuoterlo!”: il primo report italiano sui casi di sindrome del bambino scosso

Il 7 aprile si terrà la prima giornata dedicata alla prevenzione della Shaken Baby Syndrome o sindrome del bambino scosso. Per questo la fondazione Terre des Hommes ha pubblicato un report che evidenzia cosa succede ai bambini che arrivano in pronto soccorso manifestando questa pericolosissima sindrome.

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“Non scuoterlo!”: il primo report italiano sui casi di sindrome del bambino scosso
sindrome del bambino scosso

La sindrome del bambino scosso o SBS (Shaken baby Syndrome) è la principale causa di decesso dei neonati e i bambini sotto i 2 anni per maltrattamento o abuso. Nonostante ciò non esistono dati significativi che ne evidenzino in Italia la frequenza e la pericolosità.

Per ovviare a questo la Fondazione Terre Des Hommes che si impegna da sempre per tutelare i minori dal maltrattamento ha avviato ormai nel 2016 una campagna di sensibilizzazione sul tema, realizzando per la prima volta in Italia un report delle casistiche registrate negli ospedali italiani dal 2018 al 2022.

La sindrome del bambino scosso

La sindrome del bambino scosso si verifica quando il piccolo viene agitato vorticosamente o lanciato in aria e ripreso dagli adulti. I genitori tendono a scuotere ripetutamente il bambino soprattutto tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo in cui si verifica il picco di pianti inconsolabili, che inducono i genitori spesso a sentirsi frustrati e inadeguati perché non riescono proprio a porvi rimedio.

Il collo del bambino, però, non è ancora abbastanza rigido e formato per sostenere i movimenti innaturali della testa, causati dagli scossoni, che portano il cervello a sbattere contro le ossa della scatola cranica provocando al piccolo danni neurologici gravi e irreversibili o addirittura il suo decesso.

La ricerca "Non scuoterlo"

Da anni la Fondazione Terre Des Hommes indaga il fenomeno della sindrome del bambino scosso, con l’obiettivo di sensibilizzare i neo-genitori e il personale sanitario sul tema.

L'associazione ha quindi tentato di raccogliere una serie di dati provenienti dagli ospedali dislocati sul territorio italiano che fanno parte della rete ospedaliera promossa dalla fondazione stessa.

sindrome del bambino scosso

I numeri raccolti nel quinquennio che va dal 2018 al 2022 e resi pubblici in occasione del prossimo 7 aprile, prima giornata di prevenzione sulla Shaken Baby Syndrome, non sono sufficienti ad ipotizzare chiaramente l’incidenza della problematica. Tuttavia i numeri raccolti sono importantissimi perché permettono di evidenziare tutti quei fattori che si ripetono identici, ogni qualvolta una famiglia valica la porta dell'ospedale e al bimbo viene diagnosticata la sindrome del bambino scosso.

I numeri

Tra il 2018 e il 2022 il report ha registrato 47 casi di accesso in un ospedale italiano per sindrome del bambino scosso e 5 decessi. Il 30% del totale dei ricoveri si è registrato nel 2022, soprattutto in Veneto e i bimbi coinvolti in 34 casi su 47 avevano meno di 6 mesi di vita, in 14 casi meno di 3 mesi di vita e 20 casi tra i 3 e i 6 mesi. Ad essere particolarmente a rischio sono i bimbi maschi nati prematuri o con patologie pregresse.

Sintomi più comuni

I piccoli accedono alla struttura ospedaliera in un caso su 4 riferendo un trauma cranico accidentale, ma in ciascun caso i bimbi manifestano già sintomi gravi, seppur aspecifici. Il quadro clinico dei bimbi presi in esame al momento dell'ingresso in ospedale ha permesso ai medici di registrare in tutto 214 possibili sintomi, legati alla diagnosi di SBS. I piccoli ne manifestano quasi sempre almeno 3 contemporaneamente, e nel 70% dei casi già a uno stadio acuto. Tra i più noti vi sono:

  • vomito
  • ipotonia
  • pallore
  • ipotermia
  • pianto inconsolabile
  • sopore
  • coma
  • irritabilità
  • perdita di coscienza
  •  macrocrania
  • difficoltà ad alimentarsi
  • ritardi nello sviluppo

Diagnosi

Per valutare la condizione dei bambini gli ospedali nel 60% dei casi entro le 24 ore dal loro arrivo li sottopongono a TAC o RMN. Questa diagnostica per immagini è generalmente preceduta da un’analisi del fundus oculi.

1 bambino su 4 era già stato vittima di scuotimento diverse volte nelle settimane precedenti al ricovero

I risultati di questi esami hanno evidenziato come in 1 caso su 4 i piccoli erano già stati vittime di scuotimento nelle 2-3 settimane precedenti e sono stati portati in ospedale solo a causa dell’acutizzazione dell’evento o dei sintomi. La diagnostica per immagini ha rilevato:

  • nel 39% dei casi emorragie saccate acute (che i bimbi presentavano sia a causa di un primo scuotimento sia se questo era l’ennesimo nel corso delle settimane)
  • varie tipologie di emorragie subdurali
  • edema cerebrale
  • in 13 casi su 47 sono state rilevate nei bambini delle fratture craniche che hanno lasciato intendere che oltre ad essere stati scossi sono stati fatti impattare contro delle superfici
  • 13 casi di altre fratture scheletriche
  • 5 casi della compresenza di fratture craniche e scheletriche
  • In 16 casi i bimbi hanno riscontrato neglect, una sindrome per la quale non sono in grado di incuriosirsi o fare attenzione a ciò che accade loro attorno
  • in 5 casi anche evidenze di chemical abuse, dunque assunzione di sostanze chimiche e tossiche.

Il quadro che ne emerge rende evidente che i bambini che entrano in ospedale agonizzanti a causa di un episodio acuto di sindrome del bambino scosso in realtà in 29 casi su 47 sono vittime di plurime tipologie di violenza tra le mura domestiche.

La degenza in ospedale

Più della metà dei 47 bambini sono stati ricoverati in un reparto intensivo per più di 6 settimane ed una seguente degenza anche più lunga di 18 settimane. 25 dei casi risolti di sindrome del bambino scosso hanno però manifestato nella crescita una compromissione del percorso evolutivo che ha necessitato di un intervento da parte di esperti.

Tra il 2015 e il 2019 il Tribunale di Milano non ha previsto nel 62% delle morti naturali di bambini, che venisse effettuata loro un autopsia giudiziaria.

3 dei 5 decessi sono avvenuti entro la prima settimana di ricovero, gli altri anche 210 giorni dopo l’ingresso in ospedale. Inoltre, proprio studiando i decessi di questi bambini, dalla ricerca di Terre des Hommes è emerso un dato allarmante. Tra il 2015 e il 2019 il Tribunale di Milano non ha previsto nel 62% delle morti naturali di bambini, che venisse effettuata loro un autopsia giudiziaria per indagarne le cause che invece sarebbe d’obbligo.

La famiglia

Il contesto socio-culturale in cui i bimbi affetti da sindrome del bambino scosso nascono sembrano impattare sulla probabilità di subire questo tipo di maltrattamento.

bambino scosso

I bambini che hanno manifestato la sindrome generalmente provenivano da famiglie numerose, con più di 3 figli, di cui loro sono gli ultimi nati. Inoltre queste famiglie erano spesso già note ai Servizi Sociali o alle Autorità Giudiziarie.

L'importanza di attivarsi sul tema

L'inziativa che Terre des Hommes porta avanti da anni e che nel 2016 grazie a un report ha raggiunto il Senato è molto importante, per sensibilizzare su un tema ancora troppo poco conosciuto. Basti pensare che dei casi presi in esame 3 bimbi su 4 da piccoli ospedali sono stati spostati su ospedali centrali data la complessità del loro quadro. Il 7 aprile si terrà in 25 piazze italiane la prima giornata di sensibilizzazione sulla sindrome del bambino scosso che si spera dia il via alla nascita di corsi di medicina specializzati sull'argomento, specifici reparti, team di esperti e una fitta rete di Centri ospedalieri che operino con uno specifico codice ogni qualvolta si presenta una casistica simile.

Le informazioni fornite su www.wamily.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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Sophia Crotti
Redattrice
Credo nella bontà e nella debolezza, ho imparato a indagare per cogliere sempre la verità. Mi piace il rosa, la musica italiana e ridere di gusto anche se mi commuove tutto. Amo scrivere da quando sono piccola e non ho mai smesso, tra i banchi di Lettere prima e tra quelli di Editoria e Giornalismo, poi. Conservo gelosamente i miei occhi da bambina, che indosso mentre scrivo fiduciosa che un giorno tutte le famiglie avranno gli stessi diritti, perché solo l’amore (e concedersi qualche errore) è l’ingrediente fondamentale per essere dei buoni genitori.
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