27 Giugno 2023
10:00

Soldi e famiglia: cosa dice la legge e come gestire al meglio il denaro di coppia

Contribuzione economica, reciproca assistenza materiale, indipendenza finanziaria dei partner: i soldi nella coppia e nella famiglia possono essere fonte di stress e discussioni, ma anche di controllo e abuso domestico. Come gestire al meglio questo aspetto?

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Soldi e famiglia: cosa dice la legge e come gestire al meglio il denaro di coppia
Giurista, Mediatrice Familiare e Criminologa Clinica
In collaborazione con Dott.ssa Ginevra Zucconi Galli Fonseca
Consulente finanziario
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La gestione del denaro può essere un elemento delicato nella vita di una coppia e di una famiglia: dividere le spese, impostare una corretta contribuzione alla vita comune, disporre al meglio le risorse (economiche e non) e mantenere un giusto livello di indipendenza finanziaria tra partner sono solo alcuni degli aspetti che rilevano nell’organizzazione familiare.

Ma quali sono le normative in merito? Quali i punti critici e, soprattutto, i suggerimenti degli esperti?

Le basi giuridiche

Cosa dice la legge in merito alla gestione economica delle coppie e della famiglia?

Il nostro ordinamento, abbastanza datato sul tema, non interviene in maniera esplicita a regolare le modalità di contribuzione alla vita familiare, lasciando alla "ragionevolezza delle parti" l’onere di determinare effettivamente come gestire il denaro in famiglia e nella relazione.

Tralasciando la disciplina relativa alla comunione dei beni, esiste in ogni caso una norma che regola vagamente il rapporto tra coppia e soldi:

  • L’articolo 143 del Codice Civile, concernente gli obblighi e doveri dei coniugi, al secondo comma prevede l’obbligo di assistenza materiale che grava su ambo le parti
  • Sempre l’articolo 143 c.c., al terzo comma, dispone che entrambi i coniugi siano tenuti, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, "a contribuire ai bisogni della famiglia".

Si parla quindi di assistenza materiale, necessaria a soddisfare i bisogni della famiglia, che può essere suddivisa in contribuzione di tipo economico e di tipo domestico/casalingo. Un carico che entrambi i partner, in relazione alle proprie capacità e possibilità, sono tenuti a gestire in maniera reciproca e proporzionale.

L’articolo 143 c.c. si riferisce ai "coniugi" ma è una norma estensibile, secondo la Giurisprudenza maggioritaria, anche alle persone conviventi in base ai principi dell’ordinamento che equiparano la coppia sposata a quella di fatto.

Contribuzione e proporzione

Nonostante la normativa risulti lacunosa non esplicando a quanto debba ammontare il sacrificio da parte di ciascun partner e in che modo gestire, ad esempio, le differenti fonti di guadagno, pone altresì le basi per una regola aurea nella gestione delle risorse: ciascuno deve contribuire, sul fronte economico quanto domestico, in relazione alle proprie sostanze e capacità.

Questo significa che qualsivoglia sia l’impostazione familiare scelta (entrambi lavoratori o uno solo lavoratore e l’altro casalingo) i partner devono provvedere all’assistenza dell’altro in maniera equa e proporzionale.

Questo significherà che:

  • Il partner disoccupato (per scelta comune o per necessità/contingenza) dovrà comunque adoperarsi con un adeguato contributo domestico e di cura
  • Il partner con maggiori disponibilità economiche dovrà destinare una somma più cospicua al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, senza per questo esonerare l’altro dal contribuire in proporzione alle proprie sostanze
  • Entrambi, in relazione al tempo a disposizione, dovranno contribuire al lavoro di tipo domestico e di cura.

Il segreto, quindi, di una gestione effettivamente paritaria delle risorse è quella di metterle a disposizione della famiglia in maniera proporzionale alla loro quantità e qualità.
Che si tratti di somme economiche, tempo o capacità specifiche, queste devono essere impiegate in modo tale che entrambi i partner partecipino attivamente al sostentamento della vita comune.

Non solo questo è un obbligo di legge, ma favorisce una migliore serenità della relazione di coppia. Uno degli aspetti che determina più facilmente l’innesco di una crisi irreversibile è proprio la percezione di una disparità evidente dal punto di vista dell’assistenza materiale.

Altresì quella che viene definita infedeltà finanziaria (nascondere somme di denaro/proprietà o non comunicare specifiche disponibilità economiche) può essere considerata alla stregua di un qualsiasi altro tradimento della relazione.

Criticità

Il problema di come gestire le risorse e in che misura contribuire effettivamente all’assistenza morale e materiale della famiglia può sembrare un problema astratto, soprattutto in nuclei nei quali viga collaborazione e trasparenza, ma ha invece dei risvolti concreti che impattano sulla vita degli individui coinvolti.

Gestire correttamente il denaro, con un adeguato livello di autonomia e fedeltà finanziaria tra partner, può prevenire la crisi della coppia o agevolare la pacifica fine della relazione nel caso in cui questa arrivi a un punto di non ritorno.

Ma non solo. Può scardinare alla base quei meccanismi di potere e controllo tipici delle relazioni infelici, disparitarie e abusanti.

Non si può negare, infatti, come un livello di totale dipendenza finanziaria nei confronti del partner sia spesso un campanello d’allarme.

La violenza economica, intesa come sbilanciato o negato accesso a denaro e conti corrente, può essere considerato uno degli elementi tipici della violenza domestica e di genere.

E non si tratta di casi isolati, basti pensare alle statistiche: ben il 37% delle donne, in Italia, non possiede nemmeno un proprio conto corrente. Il che significa non avere piena libertà di gestione del denaro, che sia proprio o familiare, e dipendere dal proprio partner per qualsiasi decisione di tipo economico e/o patrimoniale. Anche nel caso in cui sia a rischio la propria incolumità.

L’emancipazione finanziaria nella coppia diventa, quindi, una priorità anche dal punto di vista sociale: non raggiungerla significa non solo perdita di autonomia per il singolo individuo ma difficoltà concrete a chiudere la relazione (qualora lo si desideri o si renda necessario) per l’assenza materiale di risorse cui far fronte.

Fattori culturali, educativi e sociali spingono da decenni le donne, lavoratrici o meno, ad allontanarsi rapidamente dalla gestione diretta del denaro una volta entrate in una relazione di coppia stabile. Si preferisce demandare la questione e attingere da un conto cointestato o, direttamente, da quello del proprio coniuge o compagno. In una situazione di “dipendenza” che può essere del tutto legittima e libera, quanto controllante e abusante.

La mancata autonomia nella gestione del denaro, poi, non è nemmeno strettamente correlata al fatto di svolgere o meno un lavoro retribuito:

«l’indipendenza economica di una donna è importante, anche per evitare eventuali abusi economici, ma sono dell’idea che questo non significhi si debba per forza lavorare. Ci sono donne che lavorano, ma delegano comunque la gestione della parte finanziaria al marito/compagno perché ritengono di non esserne in grado. Donna o uomo che non lavorino, per scelta o necessità, dovrebbero comunque contribuire entrambi alla gestione del denaro» ci spiega Ginevra Zucconi Galli Fonseca, consulente finanziario.

Consigli utili

Per evitare che il denaro si trasformi, con il tempo, in un fattore di stress o possa addirittura diventare un’arma di ricatto nella relazione, i consigli da seguire fanno tutti riferimento a trasparenza e indipendenza.

Nella coppia è necessario essere chiari sulle proprie disponibilità economiche in termini di stipendio, proprietà, patrimoni in maniera tale da decidere fin da subito in quale misura contribuire materialmente alla vita comune.

Le condizioni di partenza vanno ricalibrate nell’arco del tempo, tenendo conto di eventuali cambiamenti migliorativi o peggiorativi delle proprie possibilità. La fedeltà economica, intesa come la trasparenza sulle proprie condizioni, è uno dei fattori propedeutici alla gestione corretta delle spese familiari.

Tale trasparenza va estesa anche alle decisioni inerenti lo stile di vita che si vorrà condurre assieme:

  • individuare obiettivi di spesa comune (come l’acquisto di una casa)
  • decidere quale tenore di vita mantenere
  • impostare quali spese necessarie e quali superflue dovranno essere mantenute nel tempo.

A tutto questo va aggiunta la necessità, almeno ideale, che entrambi i partner siano effettivamente indipendenti economicamente tra loro o, perlomeno, entrambi coinvolti attivamente nella gestione effettiva del denaro: «anche se solo una delle due parti guadagna, il denaro e le decisioni economiche andrebbero prese comunque assieme – ribadisce Ginevra Zucconi Galli Fonseca – bisognerebbe stilare un budget familiare per capire come si spendono i soldi e come, eventualmente, ottimizzare le spese. Ma questo andrebbe fatto sempre insieme. Sarebbe inoltre ideale che anche chi non lavora possa gestire, spendere e risparmiare senza dover necessariamente dare spiegazioni al partner, magari definendo fin da principio una somma mensile destinata a questo scopo».

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