18 Marzo 2023
10:00

Festa del papà senza papà: come affrontarla? I consigli del pedagogista e della psicologa

La Festa del Papà è una giornata di gioie e sorrisi per chi ha un papà premuroso. Chi ha perso il papà, non ne ha uno o quello che ha è assente o lontano potrebbe avere difficoltà il 19 marzo. Ha ancora senso festeggiare quella Festa? Come potrebbe essere affrontata in una classe, davanti a bambini con papà presenti e bambini senza papà? Ne abbiamo parlato con gli esperti.

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Festa del papà senza papà: come affrontarla? I consigli del pedagogista e della psicologa
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Festeggiare la Festa del Papà in classe è un’affettuosa e amorevole tradizione da salvaguardare? O è un’insensibile sbandieramento di lavoretti e sentimenti che causa un’inutile sofferenza a chi quella figura maschile, idolatrata il 19 di marzo, non l’ha mai avuta? È il dilemma che annualmente affligge il nostro Paese intorno alla metà di marzo. Quest'anno è stata una scuola di Viareggio a indispettire mamme e papà che apprezzano quella festa, tanto che il caso di cronaca toscana è diventato un succulento argomento in pasto alla politica. Ma, alla fine, sarebbe giusto oppure no abolire la Giornata dei Papà in nome di chi un papà non lo ha o non conosce quella parola? Quali alternative potremmo proporre ai piccoli per festeggiare il 19 marzo senza urtare la sensibilità di chi non ha un papà? Wamily l’ha chiesto al pedagogista Luca Frusciello e alla psicologa Elisabetta Lupi.

Né cancellare, né ignorare la sofferenza, ma costruire insieme

Non esiste una verità assoluta. Oggi, la realtà delle famiglie è più complessa e multiforme rispetto al passato. Chiudere gli occhi davanti a quello che già esiste non è la soluzione. È, piuttosto, una scappatoia temporanea. Alla fine, per quanto si fugga, ci si ritroverà comunque davanti a quel muro che chiede di essere abbattuto. Chi è orfano di papà e chi un papà lo ha ma è assente nella sua vita. Chi ha un papà che vive lontano e chi è figlio di una coppia di mamme e rimanda i festeggiamenti al 14 maggio, quando realizzerà due fantastici lavoretti, anziché uno solo. Chi soffre della separazione dei genitori e vede il papà una volte al mese, in una data lontana dal 19 marzo, e chi ha una mamma che fa anche da papà. Papà separati e papà divorziati assenti, papà fisicamente lontani, papà inesistenti, papà defunti, cattivi papà: quante carenze in una sola parola.

E i papà presenti? Esistono, e sono tanti! Probabilmente, cancellare una tradizione o evitare di ricordarla in una data sul calendario non elimina un dolore con cui, chi lo vive, ci si scontra a pieno petto tutti i giorni. Privare i coetanei che hanno al loro fianco un papà affettuoso e premuroso della gioia di festeggiarlo, rischierebbe di alimentare ulteriormente i i dispiaceri che già aleggiano in classe.

La direzione che potremmo imboccare, quindi, per demolire quel muro diroccato è quella di festeggiare la casa, la famiglia – qualunque cosa essa rappresenti nella mente dei giovani scolari – la figura genitoriale, educando alla diversità e all’unicità. La via d’uscita? Forse, non sta nell’abolire la Festa, né nell’ignorare la sofferenza di chi non la festeggia, ma nell’imparare a ricostruirla, tutti insieme, consapevoli della sua complessità.

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La festa del papà come festa della relazione

La Festa del Papà cade il 19 di marzo perché in quel giorno la Chiesa ricorda San Giuseppe, il padre putativo (cioè presunto) di Gesù, simbolo della paternità. Dal primo Novecento la data sul calendario liturgico è stata associata in Italia (e nei vari Paesi di tradizione cattolica) a una Festa dedicata, appunto, alla figura paterna.

Prima di essere un papà, il papà è un genitore. Per questo motivo, la sua Festa, come quella dedicata alle mamme, è innanzitutto una ricorrenza per celebrare un rapporto, quello che lega un genitore e un figlio.

«La festa del papà, così come la festa della mamma, possono essere poco inclusive perché in classe potrebbe esserci chi non ha il papà o chi ha la mamma – spiega il pedagogista Luca Frusciello – pensiamo a quei giovani studenti che hanno perso la mamma, il papà o entrambi, alle famiglie immigrate in cui il piccolo qui ha solo un genitore e il resto dei familiari nel paese di origine, ai minori non accompagnati che vivono in comunità o ai figli di coppie omogenitoriali. Quando lavoro nelle scuole, preferisco rendere più astratto il discorso: la festa del papà è innanzitutto la festa di una relazione, è la festa di una relazione della genitorialità e dell’essere figlio. Dopotutto, nella giornata dedicata ai papà non viene celebrato il papà in quanto entità, ma, piuttosto, una persona che ha una relazione con il figlio».

Il 19 marzo si festeggia una relazione, quella fra un genitore e il figlio

Come tradurre la festa della relazione in lavoretti e disegni con tempere e pastelli? Un'idea più inclusiva potrebbe essere quella di sprigionare la fantasia dei più piccoli invitandoli a disegnare e colorare il simbolo della famiglia, che unisce tutti: la casa.

«Gli schemi rigidi che vigevano in passato permettevano di essere più confidenti e diretti nelle cose e capitava poche volte di avere in classe un bambino senza papà. Oggi, in una società che si rende più complessa forse vale la pena concentrarsi sull’essenziale, puntando sulla festa della relazione figlio-genitore. E, quindi, qual è la rappresentazione simbolica della famiglia e dei genitori? La casa. Potrebbe essere un'idea a scuola realizzare un lavoretto dedicato alla casa, che è il simbolo della famiglia, della genitorialità e dell’essere figlio, non tanto per essere inclusivo quanto per essere evoluto. Questo permette a tutti di partecipare con le stesse regole».

disegni

Educare all'unicità e alla diversità

Più che eliminare una Festa dall'elenco delle ricorrenze, potrebbe funzionare un'educazione improntata alla diversità, insegnando ai più piccoli, giorno per giorno, che siamo diversi l'uno dall'altro e, per questo, unici e originali.

«Feste e lavoretti sono momenti di gioia e condivisione tra i più piccoli – commenta la psicologa Elisabetta Lupi – non è necessario annullare la Festa del papà, anche se può essere considerata una festa obsoleta. Piuttosto educhiamo quotidianamente i bambini all’unicità e alla diversità delle persone e delle famiglie».

Se sono cresciuti alla diversità, non si porranno il problema dell'etichetta "mamma" o "papà"

«Sarà compito di genitori ed insegnanti modellare la festa in base alle caratteristiche della famiglia di ogni bambino celebrando il genitore – continua la psicologa Lupi – Bambini cresciuti ed educati alla diversità non si porranno il problema dell’etichetta mamma o papà e festeggeranno il proprio genitore con gioia».

Eliminare la ricorrenza è un'opzione da valutare nel caso in cui uno dei piccoli in classe stia facendo i conti in quel preciso periodo della sua vita con la perdita o l'allontanamento del genitore.

«Cancellare la festa? Solo nel caso in cui il bambino (a casa o in classe) stia attraversando in quel preciso momento la fase di lutto o abbandono da parte del genitore» conclude la dott.ssa Lupi.

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Rachele Turina
Redattrice
Nata a Mantova, sono laureata in Lettere e specializzata in Filologia. Antichità e scrittura sono le mie passioni, che ho conciliato a Roma, dove ho seguito un Master in Giornalismo concedendomi passeggiate fra i resti romani (e abbondanti carbonare). Il lavoro mi ha riportato nella Terra della Polenta, dove ho lavorato nella cronaca e nella comunicazione politica. Dall’alto del mio metro e 60, oggi scrivo di famiglie, con l’obiettivo di fotografare la realtà, sdoganare i tabù e rendere comodo quel che è ancora scomodo. Impazzisco per il sushi, il numero sette e le persone vere.
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