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30 Maggio 2023
9:00

L’importanza di accettare le emozioni dei bambini senza cercare di spegnerle

Accettare tutte le emozioni che i bambini sperimentano, anche quelle più spiacevoli, è il primo passo per trasmettere loro che possono provare stati di disagio senza paura o senso di colpa e per insegnare a tollerare la frustrazione e l’autoregolazione.

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L’importanza di accettare le emozioni dei bambini senza cercare di spegnerle
Psicologa e psicoterapeuta
accettare le emozioni dei bambini

"Su su, non piangere" , "Non ti arrabbiare dai", "Stai tranquillo, non avere paura".

Quante volte abbiamo detto, o magari ci siamo sentiti dire, queste frasi? La maggior parte delle volte è la prima cosa che ci viene da dire ai nostri figli quando li vediamo turbati da emozioni come la paura o la rabbia, o quando li vediamo piangere. Magari lo diciamo anche con il tono più amorevole del mondo e sicuramente con le migliori intenzioni: rassicurare, calmare, stare vicini ai nostri bambini.

Le intenzioni sono buone, ma quale messaggio stiamo trasmettendo implicitamente?

Non abbiamo paura delle emozioni

Con queste affermazioni rischiamo di trasmettere l'idea che alcune emozioni (la tristezza, la rabbia, la paura) siano da bandire. Piuttosto che regolare il comportamento che può essere disfunzionale (es. tirare oggetti mentre si è arrabbiati) a volte cerchiamo di inibire l'emozione stessa con il rischio di etichettarla come sbagliata.

In realtà le emozioni non possono e non vanno bloccate perché hanno funzioni adattive per noi: ci aiutano a dare senso all'esperienza, a comunicare i nostri bisogni, a prendere decisioni velocemente…

Quello che invece possiamo imparare a gestire e regolare sono le conseguenze delle emozioni: gli agiti che di impulso ci viene da mettere in atto sulla scia di un'emozione, l'intensità delle reazioni che scatena. Questa capacità viene acquisita nel corso dello sviluppo e si chiama autoregolazione. I genitori e lo stile educativo adottato sono determinanti nel favorire lo sviluppo di una buona capacità di regolazione emotiva.

Accogliamo ciò che il bambino prova

Uno dei primi passi da fare allora è accettare le emozioni, anche le più spiacevoli. Facile a dirsi ma spesso molto difficile da attuare: non è per niente facile stare vicino a un bambino che piange, che prova dolore o è molto arrabbiato con noi. La psicoterapeuta Claudia Perdighe nel libro Il linguaggio del cuore (Erickson; 2015) ci aiuta a riflettere su questo.

Per gli adulti e ancora di più per un genitore vedere il proprio bambino che soffre crea un forte disagio. Può farci sentire impotenti, inadeguati, impauriti. Per questo ci viene da cercare di "togliere" l'emozione.

Spesso nei genitori viene trasmessa l'idea di dover avere sempre una risposta per tutto e se il bambino smette di piangere allora abbiamo fatto la cosa giusta e il pianto diventa qualcosa da debellare. In realtà a volte il pianto è semplicemente la manifestazione di un'emozione che va attraversata, oppure un modo per rilasciare stress accumulato.

Come afferma l'autrice «piuttosto che da inibire le emozioni dei bambini sono, dunque, da capire, da decifrare nel loro significato». Non è l'emozione in sé ad essere dannosa, non è il pianto. Semmai è la situazione (o il pensiero) che l'ha innescata ad essere il nostro target.

Questo non significa ovviamente lasciare solo il bambino e aspettare che il pianto, la rabbia, la sofferenza passino da soli. Significa stare loro vicini validando quello che provano, cercando di capire insieme cosa l'ha provocato e aiutarli a regolare semmai l'impulsività che l'emozione può innescare.

Per accettare le emozioni dei bambini noi adulti dobbiamo però imparare ad accettarele nostre e cercare di fare pace con il fatto che a volte, spesso, possiamo sentirci impotenti e inadeguati. Un bambino perennemente felice, oltre che essere utopia, non è la misura di quanto si è bravi come genitori. Le emozioni vanno sperimentate in tutto il loro spettro, anche quelle più spiacevoli, per prepararci in modo realistico a una vita fatta anche di frustrazioni.

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