Perché il parto è doloroso?

Perché partorire fa così male e cosa possiamo fare per alleviare il dolore? Per rispondere a queste domande c'è "L'Ostetrico", la rubrica Wamily a cura del dott. Riccardo Federle.

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Perché il parto è doloroso?
Ostetrico
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L'OSTETRICO RICCARDO FEDERLE

Partorire fa male: inutile raccontarcela diversamente. Il dolore che si prova, che è causato dalle contrazioni dei muscoli dell’utero e dalla pressione che la testa del feto applica sulla cervice, è simile a quello provocato da forti crampi mestruali o da forti coliche. Ma a differenza del dolore che possiamo percepire in uno stato patologico, quello del parto è l’unico tipo di dolore che viene percepito da un corpo perfettamente sano.

I motivi per cui il parto è doloroso

Potrebbe sembrare assurdo, ma il dolore del parto ha uno scopo: quello di proteggere i tessuti del collo dell’utero e i muscoli del perineo da eventuali lesioni. Il dolore quindi ha una funzione protettiva: quando ci scottiamo una mano, per esempio, il dolore ha lo scopo di farci levare immediatamente la mano dall’oggetto che scotta, e quindi di limitare i danni (Fonte: ISS).

Il dolore che la mamma sente durante il travaglio la guida a muoversi e ad assumere le posizioni meno dolorose. Così si proteggono i tessuti e allo stesso tempo si aiuta il bambino a scendere lungo il canale del parto. Per questo le mamme dovrebbero sempre scegliere, durante il travaglio, la posizione che più preferiscono!

Le fasi del travaglio

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Il dolore del parto non è sempre della stessa intensità per tutto il travaglio. La fase prodromica, cioè quella che precede il travaglio, ha una durata variabile, come variabili sono i tempi e l'intensità delle contrazioni.

In questa fase la cervice della mamma inizia a dilatarsi proprio grazie alla comparsa delle prime contrazioni. Nella fase dilatante, o di travaglio attivo, le contrazioni si fanno regolari e dolorose. Questa fase può mettere le mamme a dura prova, non solo per il dolore ma anche per le tempistiche. Può succedere, infatti, che il periodo dilatante superi anche le 12 ore, in modo particolare nelle donne che non hanno mai partorito.

La fase espulsiva è quella che sicuramente più fa paura: qui il bambino sta per venire al mondo e le ultime contrazioni della mamma, quelle per far uscire la testa e le spalle del piccolo, hanno un’intensità diversa: in questa fase, infatti, le contrazioni si trasformano in spinte nelle quali la futura mamma ha una parte attiva molto significativa. Dopo la nascita del bambino, l’ultima fase del travaglio è quella che prevede la fuoriuscita della placenta. Si chiama secondamento e si verifica generalmente entro mezz’ora dalla nascita.

Qui il dolore potrebbe essere minimo perché la placenta è una struttura morbida e l’espulsione avviene naturalmente con altre contrazioni. Se invece la mamma ha bisogno di un po’ di aiuto per fare uscire la placenta, il personale ostetrico potrebbe premere esternamente la pancia con una mano determinando un lieve fastidio momentaneo. Se invece diventa necessaria una estrazione manuale la procedura viene eseguita in sedazione.

Il ruolo degli ormoni durante il travaglio

Partorire non è di certo una passeggiata, ma è un dolore che, in condizioni normali, tutte le mamme possono affrontare. Infatti, in un parto naturale, si attiva un meccanismo di feedback ormonali importantissimi, sia per la mamma che per il bambino, che sono fondamentali per provare meno dolore. I più importanti sono l’ossitocina e l’endorfina.

L’ossitocina è responsabile delle contrazioni uterine ma anche di quella sensazione di innamoramento che proverà la mamma appena avrà tra le braccia il proprio bambino. L’endorfina invece è un oppiaceo naturale, simile alla morfina, ed è prodotto in risposta ad ogni contrazione.

Questi ormoni “del benessere” permettono alla mamma di sentire meno dolore e tutta la sua attenzione sarà rivolta al bambino che sta mettendo al mondo. Ci sono situazioni però (come situazioni di disagio della mamma o condizioni cliniche) che potrebbero inibire la produzione di ossitocina ed endorfina e aumentare adrenalina e cortisolo, ormoni dello stress, che potrebbero prolungare eccessivamente il travaglio e di conseguenza aumentare il dolore.

Come alleviare il dolore: l'epidurale

In questi casi quindi si può scegliere di alleviare il dolore eccessivo attraverso l’anestesia epidurale. Con l’epidurale la mamma non sentirà più il dolore delle contrazioni o lo percepirà molto meno, ma non perderà la sensibilità, per cui continuerà ad avere le sensazioni necessarie per essere in grado di spingere.

Non tutte, però, possono sottoporsi all’epidurale, magari a causa di determinate patologie. Si tratta comunque di una valutazione che deve fare il medico anestesista: come tutte le procedure invasive, infatti, anche l'epidurale ha benefici e rischi ed è quindi importante essere bene informati per una scelta consapevole (fonte: Msd Medicals).

Come alleviare il dolore: metodi non farmacologici

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L'epidurale non è comunque l'unica possibilità per affrontare il dolore del travaglio. Esistono anche altri approcci magari anche meno invasivi. Tra questi abbiamo:

  • supporto “one to one”: supporto emotivo e pratico dato dall’ostetrica che farà sentire la mamma in un ambiente protetto e a suo agio
  • movimento: la mamma deve essere libera di muoversi e di mettersi nella posizione che ritiene più comoda e meno dolorosa per partorire
  • acqua calda: l’utilizzo di acqua calda, magari facendo un bagno o una doccia, aiuta a rilassare i muscoli e sentire meno male
  • massaggi e digito pressione: il tocco di una persona di fiducia dona conforto e la pressione in determinati punti del corpo potrebbe alleviare il dolore delle contrazioni

L’ambiente circostante e le emozioni della mamma quindi possono avere un grande impatto sulla percezione del dolore. Ma se la mamma ha un supporto emotivo costante sarà nelle condizioni di affrontare meglio sia la paura che i dolori del parto perché sa che non dovrà fare tutto da sola. In ogni caso, per arrivare senza troppe ansie al parto, i genitori potrebbero informarsi su cosa offre la struttura scelta per partorire e potrebbero seguire un corso preparto così da poter esorcizzare insieme la paura di quel momento. Ogni donna ha già dentro di sé tutta la forza necessaria per mettere al mondo il proprio figlio: deve solo avere fiducia in questa capacità e affidarsi al proprio istinto. Il personale sanitario le fornirà tutto il supporto necessario, farmacologico o meno, per accompagnarla in questo momento così importante.

Le informazioni fornite su www.wamily.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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Riccardo Federle
Ostetrico
Laureato in ostetricia nel 2013 con 110/110 e lode, dopo una specializzazione triennale dedicata alla medicina non convenzionale (2017) nel 2020 ho conseguito un master in “Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” e uno in “Medical Humanities”. Nel 2023 ho terminato un master in “Management per le funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie”. Ostetrico e referente rischio clinico presso l’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, sono socio fondatore e presidente dell’associazione di divulgazione scientifica “La Lampada delle Scienze”. Mi occupo inoltre di progetti scolastici e consulenze aziendali.
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