16 Giugno 2023
16:44

La folle challenge dei The Borderline a Roma. Lo psicoterapeuta:«Servono adulti che educhino alla consapevolezza online»

Alla luce dei recenti fatti di cronaca, sembra necessario rivedere il modo dei nostri figli di approcciarsi a internet. Come possiamo educarli ad un corretto utilizzo dei social e imparare a non lasciarli soli online. Ne abbiamo parlato con lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini: «Temiamo un mondo online, che abbiamo creato noi per i ragazzi».

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A cura di Sophia Crotti
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La folle challenge dei The Borderline a Roma. Lo psicoterapeuta:«Servono adulti che educhino alla consapevolezza online»
In collaborazione con il Dott. Matteo Lancini
Psicologo e psicoterapeuta
ragazzi sui social

Bimbi e ragazzi nati nel nuovo millennio sono sempre più nativi digitali. Si approcciano alle tecnologie, ai social network, a smartphone con accesso immediato a internet, sempre prima. Non stupisce più che un bimbo al ristorante trascorra il suo tempo guardando i cartoni animati sul tablet, o che l'argomento clou alle elementari sia una nuova challenge vista su YouTube.

Ma come possiamo noi genitori, relegati al ruolo di boomer, nati e cresciuti in un epoca che tecnologicamente parlando ci sembra distante anni luce, proteggere i nostri ragazzi dalle insidie sul web che a volte neanche conosciamo.

A pochi giorni dal tragico incidente in cui è morto un bambino di 5 anni e che ha visto coinvolti 5 Youtuber appena ventenni, conosciuti online per le loro challenge in automobili dalla grossa cilindrata, la domande che sorgono spontanee sono tante. E per rispondere abbiamo chiesto a Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta che nel suo nuovo libro "Sii te tesso a modo mio. Essere adolescenti nell'epoca della fragilità adulta" ha trattato l'argomento, di spiegarci come genitori e adolescenti si devono destreggiare in questo nuovo mondo online.

Educare al corretto uso di internet

La prima cosa da fare è cercare di trasmettere forti valori ai nostri figli. Prima delle regole che sono importanti e possiamo dare, a proposito di un utilizzo morigerato di social e tecnologie, dobbiamo cercare di spiegare ai nostri figli i potenziali rischi dei contenuti online. Un po' come quando escono per la prima volta da soli con gli amici o si mettono in strada con la bicicletta, bimbi e ragazzi devono sapere quello che può accadere.

Lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ci ha parlato dell'importanza dell'educazione alla consapevolezza:

«Gli adolescenti non sono neonati, serve spiegare loro che online ci sono dei rischi, come quando a noi da piccoli dicevano di stare attenti a non accettare caramelle dagli sconosciuti, perché tra le caramelle poteva essercene una che invece era droga. Servono adulti che educhino alla consapevolezza, che dicano che fuori c'è un mondo pericoloso. Solo che il mondo fuori i ragazzi oggi non lo frequentano più, sperimentano la loro indipendenza online e dunque è di quel mondo che devono conoscere i pericoli».

Adolescenti sui social

Se poi i ragazzi decidono di mettersi in video, di pubblicare loro immagini, devono essere consapevoli che ciò che viene pubblicato online potenzialmente può rimane lì per sempre e che trasmette un'immagine ben precisa di loro. Quel mondo che ci sembra fatto di pixel, distante e diverso dalla realtà, è parte integrante invece della realtà di oggi.

Non si può pensare al mondo dei social come ad un cinema, davanti al quale siamo spettatori passivi. Quando creiamo un profilo online dobbiamo essere utenti consapevoli che ad ogni azione corrisponde una reazione come nella quotidianità. Parliamo ai ragazzi del cyberbullismo, e dell'istigazione alla violenza o a delinquere, reati che si trovano con le rispettive sanzioni all'interno del codice penale.

Perché i ragazzi sono soli davanti alle nuove tecnologie?

Spesso oggi i ragazzi sono soli ad utilizzare social, internet o le nuove tecnologie, e trascorrono buona parte del loro tempo online. L'Istituto Superiore di Sanità, ha recentemente parlato di un rischio dipendenze dai social che coinvolge quasi 100.000 ragazzi italiani e di percentuali molto alte di genitori che non ne sono consapevoli.

«I ragazzi usano i social da soli oggi, come noi a 7-8 anni uscivamo da scuola e tornavamo a casa da soli. Dobbiamo partire da un dato, se un ragazzo trascorre molte ore da solo online è perché i genitori non lo fanno uscire, non gli permettono azioni diverse. Oggi il mondo fuori fa paura, così il ragazzo viene accompagnato ovunque, fa molte esperienze ma tutte organizzate da noi nel dettaglio. Internet diventa quello che per noi era la strada, lì i ragazzi crescono, sono anche autonomi. L’educazione non sta nel controllo, ma nel parlare di quello che potrebbe accadere e ascoltare invece quello che sta accadendo».

Genitori e figli online

La colpa, infatti, non è da attribuire completamente e solo ai social network, le sofferenze dei ragazzi, le scelte giuste o sbagliate non dipendono da internet, ma dal fatto che spesso sono poco ascoltati. Dobbiamo cercare di entrare da quella porta che a volte troviamo chiusa ma alla quale nemmeno ci sforziamo di bussare:

«Per non lasciare soli i ragazzi online dobbiamo iniziare a chiedere ai nostri figli "come va online?" oltre a "come va a scuola" e ad ascoltare davvero la risposta».

Infine i ragazzi tendono a imitarci sempre, quindi se siamo spaventati dai social e dal loro utilizzo esagerato dobbiamo cercare noi per primi di utilizzarli meno:

«Ci lamentiamo di un mondo online che abbiamo creato noi, nel quale noi per primi siamo sempre online. Gli adulti devono fare gli adulti, non ha senso fare un appello dai social per chiedere ai ragazzi di usarli di meno, o di essere educati all'utilizzo, se per primi i grandi li utilizzano in continuazione. Impariamo a spegnere gli schermi e accettiamo di aver creato una società online, in cui i ragazzi sono costretti a stare». Conclude lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini.

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Sophia Crotti
Redattrice
Credo nella bontà e nella debolezza, ho imparato a indagare per cogliere sempre la verità. Mi piace il rosa, la musica italiana e ridere di gusto anche se mi commuove tutto. Amo scrivere da quando sono piccola e non ho mai smesso, tra i banchi di Lettere prima e tra quelli di Editoria e Giornalismo, poi. Conservo gelosamente i miei occhi da bambina, che indosso mentre scrivo fiduciosa che un giorno tutte le famiglie avranno gli stessi diritti, perché solo l’amore (e concedersi qualche errore) è l’ingrediente fondamentale per essere dei buoni genitori.
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