9 Marzo 2023
10:00

Le coliche neonatali: quali sono i sintomi e come si affrontano

Le coliche neonatali sono improvvise crisi di pianto nei neonati durante le quali i bambini si irrigidiscono, hanno l’addome teso e flettono le gambe sulla pancia. Si registrano in circa 3 bambini su 10 e si risolvono generalmente entro il quarto mese di vita. Non occorre spaventarsi troppo, qualche massaggio e piccoli accorgimenti saranno sufficienti a tranquillizzare il bimbo.

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A cura di Sophia Crotti
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Le coliche neonatali: quali sono i sintomi e come si affrontano
Coliche neonato

Le coliche gassose sono un disturbo tipico dei lattanti. Si manifestano con inconsolabili crisi di pianto che possono  durare anche  per ore e ripetersi più volte durante la giornata. A provocarle si pensa sia un accumulo di gas prodotto dai batteri intestinali, nella pancia del piccolo o ingerito nell’intestino durante la poppata.

Diciamo “si pensa” perché forse in pochi sanno che coliche sono frutto di un fraintendimento iniziato nel 1954. In quell’anno, infatti, il pediatra statunitense Morris Arthur Wessel pubblicò sulla rivista Pediatrics un articolo in cui parlava di colic per riferirsi alla sindrome da pianto duraturo e inconsolabile, spesso correlata all’emissione di gas dall’ano del piccolo e a movimenti concitati degli arti inferiori.

A causare il pianto è la contrazione eccessiva ed involontaria della parete dell’intestino del piccolo

A causare il pianto è la contrazione eccessiva ed involontaria della parete dell’intestino, che si registra soprattutto verso sera, quando il bambino ha nella pancia tutta l’aria accumulata durante la giornata. Le coliche sono state definite gassose diverso tempo fa, poiché si riteneva il gas intestinale il fattore scatenante, in realtà, in ambito medico-scientifico, non si hanno certezze a riguardo e il mondo delle coliche neonatali rimane ancora tutto da scoprire.

Noi genitori tendiamo a spaventarci perché, a causa dell’appellativo dato a queste dal dottor Wessel, associamo il dolore delle coliche neonatali a quello che le coliche provocano in età adulta. Ciò che prova il piccolo, però, è un fastidio più leggero e non è associato a nausea, vomito e diarrea.

I sintomi delle coliche nei neonati

Il sintomo più evidente e fastidioso delle coliche del neonato è il pianto incessante e incontenibile. È importante dire che questa sindrome si manifesta solitamente nei primi 5 mesi di vita del lattante e che tende a rientrare terminata questa fase.

Il piccolo ha da poco vissuto un evento per lui traumatico, il parto, abbandonando un ecosistema perfetto che lo aveva accolto e cullato per i primi nove mesi della sua esistenza prenatale. Dunque un’altra ipotesi correla l’irrequietezza con  un’eccessiva iperstimolazione: calmarlo tenendolo a contatto col proprio corpo, facendogli ascoltare rumori bianchi, sussurri e canzoncine, potrebbe essere la soluzione.

Siamo, però, di fronte alle coliche gassose, se le crisi di pianto improvviso iniziano sempre verso sera, durano intere ore, e sono accompagnate da:

  • un forte rossore del volto seguito da un’espressione facciale contratta
  • flessione delle gambe verso l’addome con eventuale meteorismo
  • tensione delle braccia e pugni stretti
  • inarcamento della schiena

Il pediatra Wessel, nell’articolo da lui pubblicato nel 1954, spiegò che, per riconoscere le coliche nei neonati, bastava appellarsi alla regola del tre. Questa è stata rivista più volte da un gruppo internazionale di pediatri specializzati in gastroenterologia, in diverse pubblicazioni dal titolo "I criteri Roma III". Da ciò ne risulta che parliamo di coliche, quando il bambino tra gli 0 e i 5 mesi piange per più di 3 ore al giorno, per almeno 3 giorni per  almeno 3 settimane consecutive.

Le cause delle coliche nei neonati

Le coliche possono colpire  maschi e femmine, bambini allattati al seno o allattati artificialmente, con una frequenza compresa tra il 3 e il 40%. Dunque è sbagliato pensare che la causa delle coliche sia l’assunzione da parte della mamma che sta allattando al seno di alimenti come fagioli, piselli o lenticchie. Questi cibi, noti per favorire la produzione di gas intestinali, certamente svolgono la loro funzione, ma nell’intestino della mamma e non in quello del lattante.

coliche neonato

Ancora oggi sono più le teorie che le certezze alla base delle cause delle coliche del lattante. Vediamo quindi quali sono quelle più comuni:

  • Allergia o intolleranza: l’assunzione da parte della mamma di yogurt, formaggi o latte vaccino, soia o cioccolata, può causare coliche solamente in bambini allergici o intolleranti, quindi è bene evitarli se in famiglia sono presenti casi di reazioni a questi alimenti o se, ovviamente, il bambino é risultato positivo a test allergologici specifici.
  • L’incapacità del lattante di coordinare suzione e deglutizione durante i pasti. Se lo si allatta al seno è bene essere sicuri che il piccolo sia attaccato correttamente: la bocca deve coprire interamente il capezzolo e alla suzione non deve corrispondere dolore alla mammella. Se si allatta il piccolo con il biberon, bisogna assicurarsi che la tettarella sia sempre colma, che il foro di uscita del latte non sia troppo piccolo e che il piccolo non emetta troppi suoni succhiando. Il lattante rischia di assumere molta aria mentre beve il latte, facilitando così l’insorgenza di coliche
  • Alterazione della flora intestinale
  • Eccessiva produzione di ormoni che causano la normale motilità intestinale
  • Il fumo passivo, sia in gravidanza che dopo la nascita
  • L’incapacità del piccolo di adattarsi nell’immediato all’ambiente circostante
  • Uno stato eccessivamente ansioso dei genitori

Rimedi per le coliche nei neonati

Diversi sono i rimedi da poter mettere in pratica per tentare di calmare il pianto e il dolore del bambino, in ogni caso è bene munirsi di pazienza ed evitare di agitarsi troppo:

  • Per ogni rimedio di natura farmacologica è necessario rivolgersi al pediatra, che potrà prescrivere per il piccolo farmaci antimeteorici, probiotici o anticolinergici.
  • Prodotti omeopatici a base di finocchio, camomilla o melissa, che possono tranquillizzare il piccolo, sono ottimali in piccole dosi. Bisogna comunque sentire il pediatra prima di somministrarli.
  • Per calmare il lattante si può tentare di addormentarlo facendogli fare qualche giro in macchina, cullandolo tra le braccia, avvolgendolo in maniera molto stretta in una copertina calda, tenendolo a contatto fisico e visivo con noi.
  • Girare il piccolo a pancia in  in giù, dondolandolo o dandogli piccole pacchette sul sederino può aiutarlo ad alleviare il dolore eliminando l’aria in eccesso.
  • Massaggiare il bimbo, mettendolo disteso supino sul letto, con le gambe a 90 gradi, ruotandole e avvicinandole e allontanandole a intermittenza dall’addome può aiutare la fuoriuscita dell’aria.
  • Accarezzare la pancia del piccolo, roteare le mani rispettivamente l’una creando un cerchio, l’altra un semicerchio, entrambi in senso orario, può favorire la fuoriuscita di gas e alleviare il dolore. I massaggi possono ripetersi per 2-3 volte nel corso della giornata e durare tra i 5 e i 10 minuti.

In ogni caso non occorre spaventarsi né correre in ospedale a meno che non si riscontrino sintomi quali diarrea, febbre alta o vomito incessante. Le coliche e i pianti infiniti sono molto comuni. Anche se stanchi, dobbiamo pazientare e resistere, il problema rientrerà nel giro di qualche mese e il nostro piccolo tornerà a essere sereno.

Le informazioni fornite su www.wamily.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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Sophia Crotti
Redattrice
Credo nella bontà e nella debolezza, ho imparato a indagare per cogliere sempre la verità. Mi piace il rosa, la musica italiana e ridere di gusto anche se mi commuove tutto. Amo scrivere da quando sono piccola e non ho mai smesso, tra i banchi di Lettere prima e tra quelli di Editoria e Giornalismo, poi. Conservo gelosamente i miei occhi da bambina, che indosso mentre scrivo fiduciosa che un giorno tutte le famiglie avranno gli stessi diritti, perché solo l’amore (e concedersi qualche errore) è l’ingrediente fondamentale per essere dei buoni genitori.
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